La salute dell’economia italiana nel numero dei fallimenti di imprese

La salute dell’economia italiana nel numero dei fallimenti di imprese

Questo è un pezzo apolitico e apartitico, così come dovrebbe essere il Data journalism, il giornalismo fatto lasciando parlare i numeri. Non vengono quindi fatti riferimenti alle politiche attuate dal governo attuale né dai precedenti, sottolineando però – in nome della medesima trasparenza – che il lavoro in quanto tale, ovvero il numero e la tipologia di contratti di lavoro stipulati, è certamente correlato al numero di aziende sul territorio ma sono conseguenza uno dell’altro. Solo se un’azienda si lascia alle spalle un periodo di crisi potrà tornare ad assumere e, per meglio attecchire, le norme e gli incentivi per il lavoro dovrebbero tenere conto del comprensibile timore di un imprenditore il quale, superato un momento di crisi, preferisce attendere prima di riaprire le assunzioni.

I numeri assoluti

Dal 2014 si è assistito a un progressivo calo dei fallimenti, con un’inversione netta rispetto al periodo 2009-2013, laddove le aziende che hanno depositato i libri sono aumentate anno dopo anno.

Un’inversione ancora frammentata

Durante i primi tre mesi del 2018 si è registrato un calo di fallimenti tra le imprese italiane. Non è però un fenomeno uniforme in tutto il Paese tant’è che le regioni ancora più esposte alla chiusura definitiva di imprese sono la Lombardia, il Lazio e la Campania, quindi Nord, Centro e Sud sono tutti rappresentati.

Industria, commercio ed edilizia sono in netta ripresa, stentano però le aziende di servizi.

Questo, in sintesi, quanto emerge dai dati forniti da Cribis, società del gruppo Crif.

I fallimenti nel primo trimestre 2018

Appare ovvio, e in parte lo è, che le regioni con il più alto tasso di moria aziendale sono anche quelle in cui è fortemente ramificata l’imprenditoria nostrana. Questo vale certamente per la Lombardia ma è meno scontato per il Lazio e la Campania. Altre regioni italiane sono densamente popolate di imprese quanto queste ultime, come per esempio il Piemonte, il Veneto e la Toscana.

Più che un dato regionale, il numero dei fallimenti è legato al settore di attività delle aziende. Riescono meglio sul mercato il commercio, l’industria e l’edilizia, mentre il comparto dei servizi appare il più sofferente.