Facebook Watch arriva anche in Italia

Facebook Watch arriva anche in Italia

Facebook si unisce alla già lunga lista di chi si contende una fetta del mercato dei video on demand. Annunciata ad agosto del 2017 e dopo una fase di test, Facebook Watch viene estesa a tutti proprio in queste ore.

Si tratta di una piattaforma interna al social media pensata per la fruizione di video. Sport, news, serie tv e intrattenimento nel senso più ampio del termine si susseguiranno nell’apposito feed, nel quale apparirà una lista dei video recenti e di quelli pubblicati dalle pagine che seguiamo.

I contenuti in lingua italiana scarseggiano ancora ma è solo questione di tempo, anche perché l’elenco dei dispositivi mediante i quali accedere a Watch è già nutrito: Apple tv, Samsung Smart tv, Amazon Fire tv, Android tv, Oculus tv, Xbox One e ovviamente tutti quelli con a bordo Android o iOS.

Il dispiego sta avvenendo in questi giorni, per accedere alla piattaforma basta cliccare sulla sezione Watch direttamente nel menu principale dell’app di Facebook.

I video in diretta verranno indicizzati per incentivare discussioni e condivisioni, lasciando agli utenti un ruolo di protagonismo per fare in modo che creatori ed editori si interfaccino meglio con il pubblico.

Non è una corsa ai video
A nostro avviso chi parla di una sfida che Facebook starebbe lanciando a YouTube o a Netflix non restituisce una visione corretta di quanto sta accadendo.

Che i video siano una parte focale del web non è una novità ma a Facebook non interessano in quanto tali, se non per trovare nuovi canali pubblicitari che possano sedare la bulimia degli azionisti.

Se Facebook avesse voluto entrare nel mercato in modo deciso, lo avrebbe fatto ben prima. In realtà sta cercando un modo nuovo di monetizzare e di questo siamo certi a partire dall’inizio del 2017, quando la prima trimestrale, nonostante avesse mostrato numeri in fortissima crescita, ha fatto scendere il titolo di Facebook in borsa, contestualmente all’annuncio di un aumento dei costi e a una contrazione dei ricavi pubblicitari dovuta alla saturazione delle inserzioni che possono essere mostrate agli utenti. A proposito di costi, Watch ha preteso investimenti per circa 1 miliardo di dollari, se si fosse trattato di implementare una semplice piattaforma video, a Menlo Park avrebbero semplicemente aggiunto una tacca al cinturone delle acquisizioni.

Proprio in queste settimane ai piani alti di Facebook stanno allestendo e testando la gestione dei contenuti pubblicitari con cui corredare i video, motivo per il quale è stata creata un’apposita piattaforma raggiungibile direttamtente dall’app principale, senza che gli utenti debbano lasciarla.

Com’è andata negli Usa
Negli Stati Uniti, laddove Watch è stata a lungo testata, le cose non sono andate benissimo. Il 50% degli utenti non ne ha mai sentito parlare e, nonostante le proporzioni, non è per niente il caso di vedere il bicchiere mezzo pieno.

(Immagine: TDG)

A svuotarlo ci pensano il 24% degli utenti che ne ha sentito parlare senza mai farne uso e quel 3% che ne ha fatto uso una volta al mese.

Solo il 6% degli utenti ha detto di farne uso quotidiano, troppo poco per attrarre gli investimenti degli inserzionisti che continuerebbero a preferire le forme pubblicitarie già sperimentate su Facebook.

Ora la parola passa inesorabilmente ai contenuti che faranno la differenza. Probabilmente Menlo Park punterà molto sull’esclusività, soprattutto serie tv fruibili soltanto su Watch e eventi di rilievo. Voci che non aiutano certo ad alleggerire quei costi che fanno venire l’orticaria agli azionisti.

I 2 miliardi di utenti di Facebook, secondo Menlo Park, sono merce da strattonare e spingere nei meandri delle tante applicazioni che produce, creando un framework che soddisfi ogni bisogno (reale o presunto che sia). L’importante è che si consumino contenuti sponsorizzati, che non si lasci l’ecosistema creato da Zuckerberg e che gli inserzionisti allarghino le corde delle scarselle. Questa volta sono i video, prima ancora i gruppi e le pagine tematiche. In futuro, chissà.